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Dai Social, come mondo distopico, al bisbiglio

06/03/2019
Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.
- Philip K. Dick -

I social, probabilmente, stanno diventando un mondo a parte. Parallelo. Non mi credete?

Prendete Giulia De Lellis. Anche se non vi vedo, cari lettori, vi sento. Come chi è Giulia De Lellis? Lei è la dimostrazione che esiste un universo altro, una realtà distopica che si muove insieme a noi. Una realtà che nella comunicazione non si può non conoscere e approfondire. Giulia de Lellis è una ragazza che ha iniziato la carriera come corteggiatrice di “Uomini e Donne” e nel suo CV ha anche la partecipazione al Grande Fratello Vip 2. Ma non è per queste esperienze di vita che la cito qui. Il motivo è che, a novembre 2018, ha festeggiato i 3,3 milioni di follower su Instagram. Sarebbero, se riuniamo tutti i suoi seguaci, la seconda città più popolosa d’Italia. Tanto per intenderci: Francesco Totti ne ha 2,5 milioni, Matteo Salvini 923 mila, Luigi Di Maio 594 mila, Enrico Mentana 245 mila.

Instagram è il social network più di tendenza dove prima o poi andremo tutti, e - mi pare evidente - esistono ormai mondi talmente diversi che neppure si toccano, al massimo si sfiorano. Da qui parte una riflessione su come diventare Instagram Star, almeno per un brand. E la risposta è che in questa folla, ancora una volta, quello che ci distingue è il tocco umano. O un robot che simula il tocco umano, ma nella società dell’immagine (il genio visionario di Debord però si fermava molto prima di questa deriva) le due cose vanno a coincidere. Negli ultimi mesi il “messaging” sembra una strada obbligata. Pensate alle vostre chat, quelle che avete nel telefono. Mai chiesto conferma di un orario della partita di calcetto, o voi mamme notizie sui compiti dei vostri non troppo studiosi figli? Scommetto di sì. È diventato “messaggiare” un gesto naturale. Il modo più istintivo per risolvere un dubbio.

Nel marketing digitale si investe magari in siti complessi e completi, si aggiungono le FAQ, si cerca di piegare bene ogni possibile risvolto del prodotto, del processo, in modo scritto, visivo o addirittura multimediale, ma inevitabilmente una buona parte delle persone preferisce mandare un messaggio e chiedere. Direttamente. Senza leggere nulla.

Scrive Gianluca Diegoli: “Il numero di messaggi supera il numero di pagine web fruite da browser. Il mobile non solo ha spostato la fruizione da pagine ad app, ma ha anche reso l’internet dei messaggi più importante dell’internet delle pagine.

Dall’inizio dell’anno le ricerche su Google nel mondo sono state circa 1.800 miliardi. Nello stesso periodo si registrano (spam escluso) circa 20.000 miliardi di email, e 24.000 miliardi di messaggi su Whatsapp, a cui si aggiungono i circa 5.000 miliardi di messaggi via Telegram, e i 2.500 miliardi di conversazioni su Facebook Messenger.”

Questo ha delle conseguenze: “I mercati sono conversazioni” afferma fin dal 1999 il Cluetrain Manifesto ma oggi, da conversazioni di gruppo, diventano davvero chiacchierate “one to one”. Il Sacro Graal del marketing. La scalabilità concessa dalla tecnologia di messaging, l’intelligenza artificiale e i bot (che l’utente spesso non riconosce come computer ma semplicemente come interazione), permettono di realizzare davvero il one-to-one marketing. Consentono alle aziende di utilizzare il mezzo più amato dalle persone e integrarlo in un sistema di marketing globale che tenga conto dei dati forniti da queste conversazioni, per fornire servizi ed esperienze migliori. Da qui si possono unire altri scenari, ad esempio come l’integrazione con dati CRM o newsletter con prospettive di profilazione interessanti e potenti in ottica di cross selling o up selling.

Come Google ha più volte proclamato in questo 2018: “l’assistenza è il vero campo di battaglia per la crescita dei brand. I brand che hanno il miglior customer care vinceranno”. Alla fine, forse, non vince chi urla più forte, ma chi bisbiglia, all’orecchio del suo vicino. Di social.


Leonardo Pelo, tratto dal Magazine Timmagine n°5