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La scrittura nell'era dell'immagine

01/04/2019

Le persone amano le immagini più delle parole?

Lo dicono le ricerche, diventate i giudici incontrovertibili di ogni comunicazione, quelle che stabiliscono dove si va e cosa si farà: le persone amano le immagini più delle parole. E qui si potrebbe finire l’articolo. Sono le immagini, sempre più curate e laccate, a prendersi la scena, da Instagram a Facebook. E per immagini si intendono anche quelle dei video, fenomeno in crescita. Tutti consigliano poche righe, tanto nessuno ha tempo e voglia di leggere, coerentemente con la velocità del web, che è movimento incessante, dove tutto si brucia in un attimo. È così? Sì, generalizzando è così.

Eppure... eppure Twitter dice il contrario. Già. Lì le parole cinguettanti sono le vere protagoniste. Non solo. Anche nell’adv classico la parola è essenziale. Certo, si può mettere una bella immagine, ma senza un testo, una head-line, persino un payoff, probabilmente si assomiglierebbero tutte. E soprattutto, il messaggio non sarebbe completo. Lo stesso dicasi per il parlato (parole scritte e recitate) degli spot e web video, e anche per i post, per non parlare dei blog. Quindi? Quindi la parola è importante, ebbene sì. Più che mai, direi.
Ovviamente non è più dominante come nel ‘900, ovviamente si deve adattare ai vari contesti nei quali viene utilizzata. Ma è lei che incide nel cuore e nella mente di chi legge. E’ lei che completa il tutto, che gli dà sfumature nuove e impreviste, originali e incisive.
Pensiamo alla nota pubblicità di Carl Lewis sui tacchi per Pirelli. Da sola sarebbe una foto curiosa, anche artistica.



Ma è il claim “La potenza è nulla senza controllo” che gli dà un senso. Come l’immagine lo dà alle parole. Perché la comunicazione è questa unione, dove ogni parte ha il suo compito. E su questo vi diamo la nostra parola.


Nicola Morello, tratto dal Magazine Timmagine n°5