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Video da social

21/06/2019

Un fenomeno in forte ascesa. Dove valgono le regole di sempre.

I video sui social sono un fenomeno in forte ascesa, come previsto un po’ da tutti. Aziende e Agenzie sanno bene come si tratti di un potente strumento di marketing, essenziale per coinvolgere e comunicare. Ovviamente questo non significa che siano “facili” da fare, come qualcuno crede ancora. Rispetto ai loro antenati, gli spot, hanno delle caratteristiche diverse. Pensiamo alla durata.

Su Instagram, dove vennero introdotti nel 2013, il tempo ideale varia tra i 30 e i 40” (si partì con 15”). Per le Instagram Stories, più di 400 milioni di utenti, la durata massima è sui 15”. Esiste anche la modalità live, e qui siamo a un massimo di 60 minuti, che però svanirà dopo 24 ore (regola di Instagram e curiosamente alla base del suo successo). Con l’app sperimentale IGTV, la sfida lanciata da Instagram a YouTube, è possibile avere una lunghezza massima da mobile di 15 minuti e da desktop di 60 minuti (quasi un vero film).
Facebook viene scelta anche perché non ha limiti di durata, anche se i dati confermano che l’ideale è sul minuto e mezzo. Diversamente, le Facebook Stories devono essere video brevi, sui 20”. Durata anche di 4 ore per Facebook live, in diretta. Durata ottimale tra 20 e 90” per Facebook video cover (gira in loop).
Brevità per Twitter, dove sono molto apprezzati. Meglio non oltre i 30”.
YouTube è LA piattaforma dei video, e qui esistono diverse possibilità: dai tutorial (45-90”) ai video tra i 15” e il minuto.
Su Pinterest, la lunghezza massima è di 30 minuti. Questo sui tempi, che condizionano spese e creatività, contando che i video web comunque hanno minori pretese formali rispetto agli spot classici. E contando anche che qui sono premianti “risate e lacrime”, certamente meno la retorica buonista di molti spot tradizionali.

Una cosa rimane fissa e certa, comunque: occorre coinvolgere subito l’utente, sennò smette subito di guardare. Regola che vale per qualsiasi messaggio, ieri come oggi: perché senza emozione, senza unione di fantasia e coerenza con il brand e con il target, ogni comunicazione resta un esercizio che trova il tempo che trova.





Nicola Morello, tratto dal Magazine Timmagine n°5